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La terapia fisica e mentale sono una delle più importanti acquisizioni dello yoga.
Ciò che lo rende così potente ed efficace è il fatto che lavora su principi olistici di armonia ed unità.
È stato riscontrato un buon successo dello yoga come forma alternativa di terapia in malattie quali l’asma, il diabete, l’artrite, disordini digestivi, squilibri della pressione arteriosa e problematiche di natura cronica.
La ricerca sugli effetti delle pratiche yogiche su persone affette da HIV sta avanzando con risultati promettenti.
A parere di illustri esponenti della scienza medica, la terapia yogica ha successo per l’equilibrio che crea nei sistemi nervoso ed endocrino che influenza direttamente tutti gli altri sistemi ed organi del corpo.
Per la maggior parte delle persone, tuttavia, lo yoga è semplicemente sinonimo di salute e benessere in una società ogni giorno più stressante.
Le asana rimuovono la tensione fisica accumulata durante la giornata, in ufficio.
Le tecniche di rilassamento aiutano a massimizzare l’efficacia di un tempo progressivamente meno disponibile.
In un’epoca di cellulari e shopping ininterrotto, le pratiche yogiche rappresentano un importante serbatoio di senso.
Oltre le esigenze individuali, i principi sottintesi dello yoga offrono un reale strumento per combattere il disagio sociale. In un momento storico in cui il mondo sembra essere giunto ad un punto morto, nel rifiuto di valori tradizionali cui non si è stati in grado di sostituirne di nuovi, lo yoga offre un percorso attraverso il quale i praticanti hanno modo di connettersi con il loro più autentico essere interiore, sviluppando armonia e compassione.
Possiamo dunque dire che lo yoga non si limiti ad essere, semplicemente, un complesso di esercizi fisici ma sia piuttosto un valido supporto per impostare un nuovo stile di vita che coinvolga, armonizzandole, la realtà interiore e quella esteriore. Questo nuovo modo di vivere, tuttavia, è un’esperienza che non può essere compresa intellettualmente e può solo divenire, attraverso la pratica e l’esperienza, una “conoscenza vivente”.
(Swami Satyananda Saraswati, Asana Pranayama Mudra Bandha, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India, 2006, pp.1-6).
   
Lo yoga come lo conosciamo oggi si è sviluppato nell’ambito della civiltà tantrica, presente in India ed in diverse altre parti del mondo circa 10.000 anni fa.
Nel corso di scavi archeologici effettuati nella Valle dell’Indo, ad Harappa e Mohenjodaro (oggi in Pakistan), sono state trovate molte statuine di divinità con le fattezze di Shiva e Parvati intenti a praticare asana o forme di meditazione.
Queste rovine erano un tempo insediamenti abitativi di un popolo vissuto nel periodo pre-vedico, prima che fiorisse la civiltà ariana nel sub-continente.
Stando alla tradizione mitica, Shiva fu il fondatore dello yoga e Parvati la sua prima discepola.
Shiva viene ampiamente considerato, in India, il simbolo e l’incarnazione della coscienza suprema laddove Parvati rappresenta la conoscenza assoluta, la volontà e l’azione, oltre ad essere responsabile della creazione.
La sua forza o energia è anche conosciuta come kundalini shakti ed è presente, dormiente, in tutti gli esseri viventi.

Tantra è una combinazione di due parole, tanoti e trayati che significano, rispettivamente, “espansione” e “liberazione”.
La scienza tantrica si occupa dunque dell’espansione della coscienza e della liberazione dell’energia vitale.
Attraverso il tantra si può ottenere la liberazione dai legami del mondo pur continuando a vivere in esso.
Il primo passo, nel tantra, è conoscere i limiti e le capacità del corpo e della mente. In un secondo momento prescrive tecniche per l’espansione della coscienza e la liberazione dell’energia nel momento in cui le limitazioni individuali vengono trascese ed una realtà più alta viene esperita in maniera diretta.

Nei tempi pre-vedici e vedici le tecniche yogiche venivano tenute segrete, passando semplicemente dalla bocca del maestro all’orecchio del discepolo.

I primi libri a riferire dello yoga sono stati gli antichi Tantra e, successivamente, i Veda che tuttavia non presentano pratiche specifiche limitandosi a fornire, piuttosto, alcuni riferimenti simbolici.
I versi dei Veda, difatti, prendevano corpo nella mente dei rishis (chiaroveggenti) in uno stato di profonda meditazione yogica (samadhi) e, una volta scritti, venivano considerati oggetto di rivelazione.
Sarà poi nelle Upanishads che lo yoga inizierà ad assumere una forma più definita. Queste scritture, nel loro insieme, formano il Vedanta, il culmine dei Veda e si sostiene ne contengano l’essenza.
Nel trattato sul raja yoga (comunemente conosciuto come gli Yoga-Sutras), Patanjali codificò il primo definitivo ed integrale sistema di yoga.
Spesso identificato come il sentiero degli otto stadi, comprende yama, astensioni, niyama, prescrizioni, asana, pranayama, pratyahara (il ritirarsi della coscienza dall’ambiente esterno), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (l’identificazione con la pura coscienza).
Nel sesto secolo avanti Cristo l’influenza di Buddha si ripercosse positivamente sugli ideali di meditazione, etica e morale e dunque le pratiche preparatorie dello yoga iniziarono ad essere ignorate.
Tuttavia, alcuni pensatori indiani realizzarono presto quanto rischiasse di essere limitativa questa visione. Lo yogi Matsyendranath insegnò che prima di addentrarsi nella pratica della meditazione, il corpo ed i suoi elementi hanno bisogno di una purificazione.
Fondò il culto dei Nath e la postura yogica matsyendrasana ricorda il ruolo cruciale che ha avuto nella storia della disciplina. Il suo principale discepolo, Gorakhnath, scrisse libri di hatha yoga nel dialetto della sua regione ed in hindi.
La tradizione indiana prevedeva, in realtà, che i testi originali fossero scritti in sanscrito. In molti casi venivano utilizzati riferimenti simbolici di modo che solo coloro che erano pronti a ricevere un determinato insegnamento fossero in grado di comprendere.
Una delle maggiori autorità riguardo l’hatha yoga, Swami Swatmarama, scrisse lo Hatha Yoga Pradipika o “Far luce sullo Yoga”, in sanscrito, considerando tutto il materiale esistente in merito. Nel far questo, ridusse l’enfasi su yama e niyama, eliminando un ostacolo che scoraggiava molti principianti.
Nell’Hatha Yoga Pradipika, Swatmarama inizia a focalizzare la propria attenzione sul corpo e solo in un secondo momento, quando la mente inizia ad essere più stabile e bilanciata, considera gli elementi dell’autocontrollo e della disciplina.